
C'era una volta, tanto tanto tempo fa, una dolce vecchina che passava le sue giornate a tazzare.
Finché, un giorno...
C’era una volta, tanto tempo fa, una vecchia alcolizzata di nome Alice che era solita passare i pomeriggi più soleggiati all’ombra di un pino con in mano un fiasco di vino.
Un giorno, mentre si scaccolava allegramente fra un rutto e un sorso di Vermentino, vide passare un coniglio bianco (anzi, non proprio bianco, ma color erbaluce): il Bianconiglio. La storia di questo roditore era assai triste: ancora cucciolo cadde in un tino di vino bianco rischiando di affogare. Fu salvato solo grazie all’intervento del Mago Otelma che passava di lì per caso. Il trauma fu così forte che ogni notte il povero coniglio si sognava in casseruola innaffiato di vino bianco e tutte le volte che sentiva pronunciare la parola “bianco” incominciava a vomitare in modo compulsivo (Bianconiglio, come potrete intuire era un soprannome da presa per il culo). La bestiola procedeva ondeggiando rapidissimamente e urlando: “Ho sete, ho sete, ho tantissima sete!”
Alice, sentendo queste parole pensò: “Perbacco! Questo coniglio ciucco si sta certamente dirigendo verso un bar. Ma siccome tutti sanno che i conigli trombano come conigli, evidentemente sta andando a sputtanare e puttanare i suoi soldi in un fottuto night club pieno di allegre conigliette”. L’anziana Alice espresse compitamente queste sue perplessità riassumendole in un “Burp!”.
Riconoscendo questo famigliare suono, il Bianconiglio si rivolse alla decrepita anziana dicendole: “Che cazzo fai tu lì? Vieni con me che c’è l’happy hour!”
Alice, osservando il fiaschetto ormai vuoto, si rialzò in meno di mezz’ora e si lasciò incredibilmente convincere da quell’orribile essere che probabilmente la voleva solo trombare.
Così fu che, in men che non si dica, si ritrovò a seguirlo in un pertugio che emanava un forte odore di cantina.
Appena dentro, però, iniziò a precipitare e, in un turbine di luci color vinaccia, si sfrantegò il coccige che le ritornò fino in bocca.
“Cominciamo bene!” disse l’appassita vecchia “Sono nel Paese delle Bottiglie da solo tre secondi e ho già il culo rotto!”
“Ho sete, ho sete, ho sete!” diceva intanto il Bianconiglio, sparendo all’orizzonte.
L’assetata Alice, sola e senza guida, fu avvicinata da un bellissimo ragazzo che si presentò come il Cappellano Matto. Costui convinse Alice a prendere un aperitivo insieme. La convinse in fretta poiché lei aveva una sete imbarazzante e poi perché si fidava ciecamente di una persona presentatasi come cappellano, visto che come ogni vecchia rimbambita provava libidine per i religiosi. L’atroce verità si fece però largo sotto forma di “zip che si abbassa repentinamente”. Il Cappellano, infatti, non era un religioso, ma era detto così per le smisurate dimensioni del suo glande e il termine Matto era dato dal fatto che lui fosse un serial killer di vecchiette: prima le trombava e poi le uccideva tagliandole a pezzettini e occultando i resti nelle bottiglie della Ceres. Alice, appena visto il cospicuo dardo che fuoriusciva dai pantaloni del Cappellano, scappò non sapendo dove cazzo andava ma sapendo da che cazzo scappava.
Fuggendo a folle velocità, si imbattè in uno strano essere penimorfo che distribuiva biglietti da visita.
“Ciao, fresca novantenne!Hai voglia di bagnarti un po’?” le disse la creatura.
“Certo, cara faccia da cetriolo. Ho una sete boia. Ma tu chi sei?”
“Sono lo Strecazzo e vivo di volantinaggio... Sono sempre tempi duri, per me”.
“Mi spiace, ma dove si trova codesto bar?”
Lo Strecazzo, per tutta risposta, le diede un bigliettino da visita de “La Regina di Culi”.
“Che strano nome per un bar. Ma è di Lapo Elkann, per caso?”
“No, però è sempre lì”.
Perplessa ma assetata, Alice si recò in quello che lei credeva essere un bar, ma invece era un bardello.
“Ma cazzo, qua è pieno di mignotte! Non si tazza neanche stavolta!”
“Vieni qua che te faccio fà er diluvio universale” disse una voce alle sue spalle.
Era il Cappellano, che, dopo aver snobbato un biondino con la maglia della FIAT, si diresse verso di lei.
“No, brutto pervertito! Tu con me andrai sempre in bianco!”
Appena pronunciata questa parola, la vecchia si sentì inondare di un tiepido liquido misto a pezzi di carota. Era il Bianconiglio, che passando di lì si era espresso in una delle sue più alte reazioni. A questo evento, la dolce vecchina (soffriva di diabete) si svegliò con un urlo.
“Puttana eva che ciocca. Meno male che era solo un incubo” disse Alice. Si scrollò di dosso le carote semidigerite e se ne andò verso il bar.
Scritto da Brentadores il 21 Aprile 2007, 8:52
BRAVO MAD SCHIFOSO!!! MI HA FATTO RIDERE!!!!!
Scritto da Anonimo Beone il 23 Aprile 2007, 19:32
ahahahahahhahahahahahahahaaahhahahahahahaha è divertentissimo!!!!!
visita il mio blog thespaceofrom.blogger.com
Scritto da Anonimo Beone il 13 Maggio 2007, 21:03
sei una meraviglia della natura
Scritto da Anonimo Beone il 5 Luglio 2007, 21:02
SPETTACOLAREEEEEEE
HAHAHAHAH
Scritto da Anonimo Beone il 21 Aprile 2008, 14:37
burp! scusate ma mi è venuto un rutto....
Scritto da Anonimo Beone il 1 Luglio 2008, 2:21
è una stronzata allucinante.....solo e sempre volgarità non sapete dire altro per ridere
....andate a lavorare!
Scritto da Sam il 3 Luglio 2008, 10:40
[quote="Anonimo Beone"]
è una stronzata allucinante.....solo e sempre volgarità non sapete dire altro per ridere
....andate a lavorare!
[/quote]
Ma perché non ti firmi?
Scritto da CampariColBianco il 7 Luglio 2008, 19:19
[quote="Anonimo Beone"]
è una stronzata allucinante.....solo e sempre volgarità non sapete dire altro per ridere
....andate a lavorare!
[/quote]
Io ci vado 6 giorni alla settimana, e tu stella?
Scritto da Anonimo Beone il 6 Maggio 2010, 16:08
andate a cagare
Scritto da Anonimo Beone il 2 Luglio 2011, 17:56
Leggi.. Great idea