
Questa volta quel ciucco del nostro freelance ha provato a cimentarsi con lo sport.
Il risultato? Una divertentissima e assurda compilation di minchiate!
E ovviamente, una sonora sbronza!
La mia bici scintillava coi suoi tubolari cromati, il sellino cromato il cambio cromato ed il paraurti cromato, mentre tiravo il gruppo che andava pian piano assottigliandosi alle prime impennate della salita del Mortbarolo. La Redazione mi aveva iscritto ed io dopo solo 2 mesi di doping, mi accingevo a completare la più difficoltosa tappa dei Giro. Il mio completo gessato da ciclista con pacco imbottito si stagliava in nitido contrasto con la maglia rosè del famoso San Simoni, che al momento guidava la classifica e non aveva nessuna intenzione di mollare la mia ruota. La mia squadra era tutta lì davanti: infatti c’ero solo io in squadra. Il mio Cirro-ciclo andava che era un piacere, e mi somministrava ogni cinque minuti una flebo di Nebbiolo così non faticavo più di tanto… o almeno… faticavo, ma non me ne accorgevo. Dietro a San simoni, il francese Champagne Anquetil, col compagno Laurent Figon, il tedesco Erik Zinfandel, lo spagnolo Miguel Inzolliain, l’anziano Alfredo Pinta (ma lo chiamavano o tutti Binda perché era di madre africana), il velocista Mario Cipollotti che ora correva insieme a Fausto Coppa nella neonata “Sottaceti & Salumi Team”.
Abbassai un attimo lo sguardo per intuire se fosse venuto il momento di attaccare. Sotto di me l’asfalto scorreva lento e le scritte di incitamento bianche si stagliavano imprimendosi nella mia testa, dandomi forza. Poco sotto il cartello del primo km di salita vidi C**sto che scriveva a lettere cubitali in tinta rossa “Hic Nick mettici il fegato”. Non era C**sto ma CCB e stava tracciando le lettere col Barbera. ‘Sto demente… Mi fermai immediatamente e leccai ogni residuo della scritta. Lui sapeva invero ciò che stava facendo, poiché sebbene lievemente attardato ripresi a pompare in rimonta. Un tale mi passò una borraccia e mi toccò il culo spingendomi avanti. Passi per il culo, ma dare acq*a a me fu come una rasoiata. Bastardo, era un tifoso della “Vegan vegetarian”! ‘Sto stronzone voleva eliminarmi per favorire i suoi. Aveva un banchetto su cui raccoglieva firme contro l’alimentazione normale ed una maglietta con ritratto un fumetto che diceva “No carne, no alcol” (ma intanto aveva un cappellino da Bob marley e due occhiaie da Profondo rosso).
Dovetti accostare nuovamente e penetrarlo ripetutamente con un ramo d’abete (che sul Montbarolo i sempreverdi non mancano mai) cantando :
“Mangia erba, abete e insalata
Bevi acq*a e limonata
Ma non rompermi i marroni
Dando acq*a ai miei polmoni
Io mangio ciccia e bevo vino
Hai voluto far furbino
ora bocca e ano sanno di Pino”
Il pubblico in delirio iniziò ad intonare il canto … In poco tutto il Mortbarolo esplose in un sol grido. Terminato il servizio saltai sul Cirro-ciclo e raggiunsi la testa della gara. Ormai la salita stava terminando. Mi bevvi sul traguardo del gran premio della montagna un San Simone ed il San Simoni. Sognai che al traguardo avrei indossato anche la maglia Verdicchio… Dalla foga dello Spritz mi sentii invadere d’ebbrezza e mi fiondai in discesa seguito solo dal Paolo Savignoldelli. Affrontavamo le curve zigzagando elegantemente schivando gli ostacoli. Lui perché esperto discesista, io perché ciucco esperto. Arrivammo a pochi km dal traguardo e siccome la tappa prevedeva l’arrivo all’Aprica… ci fermammo a vederne un po’… un po’ di fica! Il gruppo inseguitore ci raggiunse. Nemmeno tempo di prender fia(t)o (sc) e già si preparava la volata. La squadra del Cipollotti spingeva (anche se il sottaceto era ancora sul Mortbarolo); il team di Alessandro Patacche tirava, l’equipe di Singlemalt Mc Ewen rintuzzava. Tutti volevano prender la testa. Io mi accodai a quest’ultimo perchè sono un duro dal whisky facile. Partii bruciando il tempo a tutti.
Un solo sguardo alla linea d’arrivo e mi alzai… no non sui pedali, ebbi un’erezione potente per via di tutta la fica dell’Aprica: la canna mi si infilò tra la canna del Cirro-ciclo ed i raggi delle ruote. Fui proiettato in alto e caddi sul tetto di una baita ove un vecchio ciucco preparava genepì. Solo il profumo della nobile essenza mi consolò la tristezza d’aver perso la maglia rosé per sempre.
Un ricordo piacevole fu che San Simoni, al momento di stappare la jeroboham di spumante della vittoria… la trovò vuota!
Gessatamente vostro,
Scritto da Anonimo Beone il 6 Agosto 2008, 11:27
avanti sempre